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IL FABBISOGNO IN FREDDO DEI FRUTTIFERI: ANALISI DELL'ANNATA AGRARIA 2003-2004

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Un importante aspetto agrometeorologico riguardante alcune specie frutticole, pesco e melo in primis, è quello riguardante l'andamento dell'accumulo di unità di freddo. Il soddifacimento del fabbisogno in freddo è indispensabile per le cultivar di melo, per la gran parte delle cultivar di pesco e anche per altre specie frutticole, al fine di ottenere adeguati livelli produttivi. Il fabbisogno in freddo viene in genere espresso e quantificato in termini di numero di ore con temperature al di sotto della soglia di 7° C (metodo Weinberger), anche se recentemente sono stati proposti altri metodi più articolati (es. metodo Utah), che pesano diversamente e opportunamente la permanenza della temperatura entro diversi range termici. Per quanto riguarda l'annata agraria 2003-2004, l'andamento dell'accumulo di unità di freddo calcolato con il metodo Weinberger, a partire dall'inizio di ottobre, è riportato nei grafici e nella tabella seguenti. A tale riguardo sono da evidenziare alcuni importanti aspetti. Innanzitutto, è ovvio che la situazione è molto diversificata con la quota; per tale ragione, sia i grafici (GRAF. 1GRAF. 2GRAF. 3), che la TABELLA sono stati impostati proprio in relazione alla posizione altimetrica delle stazioni. Tuttavia, all'interno di uno stesso range di quota, nelle aree più basse (fino a 400-500 m s.l.m.) le situazioni sono spesso notevolmente diversificate: in tali casi assumono maggiore peso gli aspetti topografici del territorio, piuttosto che l'orografia. Così, ad esempio, nella fascia altimetrica fino a 300 m s.l.m. i valori minimi si hanno nelle aree più ventilate di pianura e collina costiera: Caronia Buzza, Licata, Castellammare del Golfo, ecc.; in queste stazioni non si va oltre le 200-250 unità di freddo, con delle eccezioni nelle aree orientali e sud-orientali, dove i valori sono maggiori, anche a parità di condizioni orografiche e topografiche (es. Catania, Pachino, ecc.). In tali aree più miti, l'accumulo si è arrestato fra fine febbraio e metà marzo. I valori massimi della fascia più bassa si raggiungono nelle zone topograficamente depresse (es. fondivalle) delle zone interne, dove si sono registrate fino a 1000 unità di freddo (Comiso, Mazzarrone); tali situazioni sono determinate soprattutto dalla scarsa ventilazione, che causa frequenti abbassamenti termici per reirraggiamento ed elevate escursioni termiche giornaliere. Situazioni analoghe ritroviamo anche nella fascia altimetrica compresa fra 300 e 600 m s.l.m.; in tal caso si va però da valori minimi di circa 250 unità di freddo, nelle aree di collina costiera più basse e ventilate (es. Calatafimi), fino a massimi di circa 1200 nelle aree interne più in alto e meno ventilate (es. Sclafani Bagni). La fine del periodo di accumulo, in queste altre due tipologie di aree, è proceduto fino a tutto aprile, sia pure attenuandosi gradualmente verso fine periodo. Infine nell'ultima fascia, compresa fra 600 e 1800 m s.l.m., pur essendo presenti fenomeni di diversificazione topografica, prevale però molto di più l'aspetto orografico, e la variazione dell'accumulo di unità di freddo è dettato appunto soprattutto dalla quota; in tal caso si va da minimi di 900 UF (es. Palazzolo Acreide) a massimi di oltre 3500 UF a quota 1800 metri (Cesarò Monte Soro). In queste ultime aree, l'accumulo è andato avanti anche oltre fine aprile. In sintesi è da evidenziare come il raggiungimento delle soglie di unità di freddo, necessarie per la gran parte cultivar di pesco (intorno a 600-700) si è avuta fin dalla II decade di febbraio, nelle aree sopra i 500 m s.l.m. e in molte aree collinari interne, anche basse, specie se topograficamente depresse e quindi meno ventilate. Il raggiungimento delle soglie per le cultivar di pesco più esigenti e quasi tutte le cultivar di melo (intorno a 800-900 UF) si è avuto, nelle stesse aree, intorno a metà marzo o nel corso della terza decade. Si sono comunque raggiunte le soglie medie (500 UF), più o meno precocemente, in gran parte delle stazioni SIAS, ad eccezione di quelle in zone costiere più prossime al mare di pianura e bassa collina, queste ultime qualora però caratterizzate da maggiori livelli di ventilazione. E' infine importante evidenziare ancora una volta come l'accumulo è molto più influenzato dalla topografia e dalla distanza dal mare più che dall'orografia; può risultare importante ad esempio il confronto fra la stazione di Comiso (220 m s.l.m., con circa 1000 UF) e quella pari quota di Pettineo (300 UF) o con quella quasi di pari valore (1057 UF) di Ragusa, che però si trova a 650 m s.l.m. Analogo discorso si può fare per le stazioni di Bronte e Adrano, molto vicine e simili per quota (intorno a 400 m s.l.m.), ma molto diverse nei valori di UF: 1066 la prima e 719 la seconda; ancora più basso (531 UF) il valore di Fiumedinisi: una stazione posta praticamente a quota analoga, ma in una zona molto più ventilata di crinale.