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IL FABBISOGNO IN FREDDO DEI FRUTTIFERI: ANALISI DELL'ANNATA AGRARIA 2004-2005

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Anche quest’anno, come già per l’annata agraria precedente (2003-2004) si ritiene opportuno, a primavera inoltrata, pubblicare una speciale elaborazione riguardante l’analisi meteorologica sul fabbisogno in freddo dei fruttiferi.
Il soddisfacimento del fabbisogno in freddo, indispensabile per le cultivar di melo, per molte cultivar di pesco e anche per altre specie frutticole, al fine di ottenere buoni livelli produttivi, può essere stimato e valutato con diversi metodi. Il più semplice di essi, ancora oggi largamente in uso e mediante il quale sono state nel tempo testate la gran parte delle cultivar diffuse attualmente, è quello proposto da Weinberger. Esso prevede di conteggiare il numero di ore in cui la temperatura si mantiene al di sotto della soglia di 7 °C, a partire da una data convenzionale: in genere il primo di ottobre. Altri metodi ben più articolati, basati essenzialmente su un diverso peso attribuito ai differenti range termici che interessano le colture in autunno-inverno, sono stati proposti recentemente (es. metodo Utah) e stanno progressivamente affiancando o sostituendo il metodo Weinberger.
L’annata agraria 2004-2005 in corso è stata caratterizzata da un andamento meteorologico autunno-invernale nettamente più freddo delle medie trentennali (clima), oltre che della precedente annata. Tale situazione, più volte evidenziata in molte occasioni e documenti prodotti dal SIAS (bollettini provinciali decadici e regionali mensili, elaborazioni specifiche, ecc.) si evidenzia anche dalla presente analisi.
L’andamento dell’accumulo di unità di freddo calcolato secondo il metodo Weinberger è riportato nei grafici (graf. 1, graf. 2 e graf. 3) e nella tabella.
A commento e prima interpretazione di essi si possono effettuare le considerazioni che seguono.
Come già fatto lo scorso anno, si ribadisce che oltre ai ben noti effetti dovuti alla quota altimetrica e alla distanza dal mare, in Sicilia (ma non si tratta certamente di una specificità tutta nostra) un ruolo rilevante, e forse prevalente, giocano soprattutto le caratteristiche topografiche del territorio.
Così, è subito evidente un forte peso della quota rispetto all’accumulo di freddo: i minori valori regionali si riscontrano nelle località costiere a basse quote, mentre i massimi si ritrovano nelle località più in alto; per tale ragione, grafici e tabella sono volutamente stati presentati ordinando le stazioni secondo il valore altimetrico dei siti. Tuttavia, oltre a ciò, è pure palese come le stazioni più all’interno abbiano valori di accumulo nettamente più alti, a parità di quota e di altre condizioni.
Ma quello che più pesa è appunto la posizione topografica dei siti e la ventilazione ad essa legata. Infatti i valori più alti, a parità di quota, si raggiungono nella zone poco ventilate, caratterizzate da evidenti depressioni topografiche. Questo è per esempio il caso emblematico della stazione di Comiso, per la sua quota la stazione nettamente più fredda della rete in telemisura del SIAS, che ad “appena” 250 m s.l.m. ha registrato quasi 1400 UF, poco meno di Linguaglossa, posta a circa 600 metri di quota e più di Palazzolo A. sita a 650 metri sul mare. Ma altrettanto significative sono le stazioni della piana di Catania (Mineo, Paternò e Ramacca) e di quelle del Calatino (Caltagirone e Mazzarrone), dove l’effetto combinato della topografia e della distanza dal mare fa sì che anche a quote intorno ai 50-100 m si registrino accumuli di freddo simili a quelli dei siti posti a quota di circa 400-500 m.
Ma vediamo più da vicino l’andamento dell’annata. Rispetto allo scorso anno, si è registrato un incremento medio di circa 150-200 UF nelle stazioni delle aree a quote più basse, cioè quelle costiere e di bassa collina; qui, contrariamente a quanto successo lo scorso anno, tale incremento ha determinato il precoce raggiungimento, già nella seconda metà di febbraio, dei livelli minimi o medi di soddisfacimento (500-600 UF), con l’eccezione delle zone nettamente miti, più prossime al mare e ventilate. Sicuramente il fabbisogno è stato soddisfatto pienamente, come peraltro già avvenuto la scorsa annata, nelle aree di alta collina e montagna, dove, rispetto alla scorsa annata, si sono registrati incrementi pari a 200-300 UF e 400-500 UF, rispettivamente. Anche qui, il raggiungimento delle soglie ottimali di soddisfacimento (circa 800-900 UF, necessarie per le cultivar di pesco più esigenti e per la gran parte delle cultivar di melo) si è avuto ben prima, rispetto al 2003-2004, con un anticipo di circa 20-30 giorni.
In conclusione, sembra però importante ribadire ed evidenziare nuovamente che neanche in annate fredde come quella in corso, caratterizzata comunque più dalla lunga durata del periodo con basse temperature che dai valori minimi assoluti raggiunti, nelle aree più miti della Sicilia si riescono a soddisfare le esigenze di freddo dei fruttiferi più esigenti.