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In provincia di Trapani, l’annata agraria più piovosa degli ultimi ottantacinque anni.

 

Al di là della memoria umana e di quanto detto e scritto da più parti in questi ultimi mesi, senza dubbio, in quasi tutto il Trapanese l’annata agraria 2004-2005 è stata già, fino cioè al 20 aprile, la più piovosa degli ultimi ottantacinque anni. Dal 1921 infatti, dati alla mano, non si erano registrati valori di precipitazioni totali così alti. Ciò si vede bene dalla figura 1, che mostra il grafico dei valori totali delle precipitazioni registrati in alcune stazioni del SIAS lungo la corrente stagione agraria, confrontati con quelli massimi per lo stesso periodo registrati nel corso dell’ultimo ottantacinquennio. Nelle stazioni di Castellammare del Golfo, Castelvetrano, Trapani e Marsala, inoltre, gli scarti dai valori massimi dell’ultimo ottantacinquennio non soltanto sono positivi ma anche molto alti; ciò vale solo in parte per la stazione di Agrigento.

 

 

La mappa della distribuzione degli scarti assoluti dai valori massimi del trentennio 1965-1994, riportata in fig. 2, ci dice invece che tale situazione non ha interessato solo il Trapanese, ma altre aree della nostra regione: la parte più orientale della provincia di Agrigento, alcune zone del Ragusano e del Nisseno, alcune aree del Palermitano interno, per quanto l’eccezionalità vera è stata in effetti circoscritta alla gran parte della nostra provincia più occidentale.

 

 

Questo quadro meteorologico si può ricondurre, in linea generale, ad una diversa disposizione delle tipiche configurazioni bariche autunno-invernali presenti nel bacino del Mediterraneo; ciò ha fatto sì che le diverse perturbazioni susseguitesi lungo l’intero periodo interessassero soprattutto, appunto, le estreme regioni occidentali della nostra isola maggiore.
D’altronde, l’andamento pluviometrico della stagione agraria, per quanto in generale abbondante ovunque, è risultato però alquanto diversificato tra le aree della regione, con una distribuzione territoriale per certi versi anomala. Ciò si vede bene dalla fig. 3, che riguarda il grafico di confronto fra i valori correnti di precipitazioni cumulate lungo il periodo 1 settembre 2004 - 20 aprile 2005, intesi come medie provinciali delle 95 stazioni agrometeorologiche del SIAS, e i corrispondenti valori mediani trentennali (1965-1994).

 

 

Dal grafico si vede chiaramente come le aree climaticamente più piovose della Sicilia, ricadenti soprattutto in provincia di Messina (catene montuose dei Nebrodi e dei Peloritani), siano invece risultate quest’anno addirittura in controtendenza rispetto alla situazione media regionale, avendo ricevuto minori apporti pluviometrici rispetto a quanto accade normalmente. In provincia di Trapani, all’opposto, ha piovuto in media quasi il doppio dei corrispondenti valori climatici dello stesso periodo, se si considera pure che in tale media sono inclusi i valori di alcune stazioni della stessa provincia in cui è piovuto meno abbondantemente. Nel mezzo, rispetto alle due situazioni estreme, vi sono tutte le altre province della Sicilia, nelle quali è comunque piovuto più del clima, soprattutto, come detto prima, nelle province di Agrigento, Ragusa e Caltanissetta.
Va aggiunto che questa situazione pluviometrica non è stata determinata, come frequentemente accade nelle annate record, da pochi eventi estremi, caratterizzati da altissimi valori unitari, ma da una elevata frequenza delle giornate piovose, che spesso sono quindi risultate persistenti lungo l’annata agraria.
L’andamento meteorologico della scorsa stagione autunno-invernale è stato anche caratterizzato da bassi valori di evapotraspirazione potenziale, derivanti dai modesti valori di radiazione solare disponibile, dagli alti valori di umidità relativa dell’aria e dalle basse temperature. Le conseguenze principali sono quindi state quelle di diversi casi di straripamento dei corsi d’acqua, allagamenti e ristagno idrico, nelle zone pianeggianti e di fondo valle, e di diversi episodi franosi, nelle aree declivi, fenomeni comunque riconducibili agli elevati valori del surplus idrico.
In tali condizioni, i danni maggiori si hanno in assenza, o ridotta presenza, di interventi di regimazione idraulica. Inoltre, per quanto riguarda i fenomeni di ristagno, è da evidenziare che la scelta delle aree di coltivazione, per le colture di maggiore pregio e più sensibili, deve certamente ricadere su quelle caratterizzate da minore rischio rispetto a tale problematica, quali ad esempio quelle di collina, se, appunto, correttamente gestite anche sotto il profilo delle sistemazioni idraulico-agrarie.

 

(fotografie di Vincenzo Francavilla)

 

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