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LE PRECIPITAZIONI ECCEZIONALI DI DICEMBRE 2008 E GENNAIO 2009

Le mappe di distribuzione degli scarti percentuali dai valori climatici del trentennio 1965-1994, riportate nelle figure seguenti, mostrano chiaramente una situazione di netta eccezionalità delle precipitazioni cadute sulla nostra regione nei mesi di dicembre 2008 e gennaio 2009. La prima mappa, in particolare, mostra la distribuzione territoriale delle precipitazioni registrate nello scorso dicembre dalle stazioni SIAS, che hanno raggiunto valori totali mensili massimi fino a quasi 600 mm nelle aree etnee. Qui gli scarti dalle medie trentennali hanno raggiunto picchi massimi fino a +500%, cioè valori pari a 6 volte le medie del periodo. Molto abbondanti i valori anche nel resto dell'Isola, ad esclusione di molte aree del Palermitano, Trapanese ed Agrigentino ed alcune del basso Ragusano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Molto più marcata l'eccezionalità di gennaio 2009. In questo caso infatti si sono superati diffusamente i 200 mm di accumulo mensile e gli scarti dalle medie hanno raggiunto picchi elevati in maniera più estesa su tutta la regione, con valori superiori a +200% (valori pari a tre volte le medie mensili) in molte parti del territorio. Meno interessate dagli apporti abbondanti ancora molte zone delle province occidentali e, stavolta, anche la parte centrale della piana di Catania.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'anomalia risulta ancora più evidente se si considerano i valori cumulati dei mesi di dicembre 2008 e gennaio 2009 e questi siano poi confrontati con i corrispondenti valori cumulati climatici trentennali. In tal caso, come viene bene rappresentato dalla mappa seguente, si sono raggiunti valori meteorologici complessivi nei due mesi fino a quasi 1200 mm nelle aree etnee, e in molte zone dei Peloritani e dei Nebrodi. Da evidenziare in particolare che su gran parte della della regione gli scarti dalle medie hanno superato i valori di +300%, abbiamo cioè registrato precipitazioni superiori a quattro volte le medie climatiche del periodo. Addirittura in molte aree settentrionali e orientali si sono raggiunti differenze percentuali superiori al 1000% valori cioè fino a 11 volte superiori alle medie cumulate del bimestre considerato. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalle ultime due immagini presentate di seguito si evidenzia ancora meglio come l'anomalia sia stata davvero elevata e, appunto, eccezionale. Infatti le due mappe mostrano gli scarti dei valori cumulati del bimestre considerato dai valori trentennali del 75° e 90° percentile, cioè dai valori climatici che si verificano assai raramente: in 25 anni su 100 e in 10 anni su 100, rispettivamente. Ebbene in ambedue i casi si evidenziano scarti ancora molto elevati rispetto al clima, con picchi che superano, al 75° percentile, valori di +100-200% (2-3 volte in più) su gran parte della regione e in particolare in molte zone centro-meridionali, settentrionali e orientali. Nel confronto con il 90° percentile permangono ancora scarti molto elevati rispetto al clima, che in molte zone hanno raggiunto punte massime comprese fra il +100% e il +180%: valori cioè di circa il doppio, e fino a quasi il triplo, dei volumi che, in termini statistici, cadono tre volte ogni 30 anni. 
In altre parole si può anche dire che in molte zone della regione si è trattato di fenomeni con tempi di ritorno di cento anni, cioè assolutamente eccezionali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’andamento meteorologico di questi due ultimi mesi, oltre che da tale situazione pluviometrica contraddistinta in particolare da un numero elevatissimo di giorni piovosi, è stato anche caratterizzato da bassi valori di evapotraspirazione potenziale, derivanti dai modesti valori di radiazione solare disponibile, e dagli alti valori di umidità relativa dell’aria. Le conseguenze principali sono quindi state quelle di diversi casi di straripamento dei corsi d’acqua, allagamenti e ristagno idrico, nelle zone pianeggianti e di fondovalle, e di numerosi episodi franosi, nelle aree declivi, fenomeni comunque riconducibili agli elevati valori del surplus idrico.
In tali condizioni, i danni maggiori si rilevano in assenza, o ridotta presenza, di interventi di regimazione idraulica e forestale. Inoltre, per quanto riguarda i fenomeni di ristagno, è da evidenziare che negli ultimi decenni sempre più raramente la scelta delle aree di coltivazione per alcune colture arboree di maggiore pregio e più sensibili tiene conto del rischio di allagamenti e inondazioni. Forse anche dietro la "spinta" di una relativa minore frequenza e intensità di tali fenomeni, almeno fino a 4-5 anni fa. 
Anche in considerazione dei possibili scenari di cambiamento climatico, che prefigurano un aumento significativo degli eventi pluviometrici estremi, è preferibile invece, a tale riguardo, individuare tra le aree di collina quelle a maggiore vocazione che, se correttamente gestite anche sotto il profilo delle sistemazioni idraulico-agrarie, offrono maggiori garanzie di prevenzione per questa tipologia di rischio climatico, oltre ad essere caratterizzate dalle migliori potenzialità per la qualità delle produzioni.