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IL RECENTE, LUNGO PERIODO DI SICCITA'

Il periodo di siccità che ha interessato per più di un anno la nostra regione, e per certi mesi anche buona parte del nord Italia, è ormai noto quasi all’intera opinione pubblica, considerata la comprensibile apprensione che tali fenomeni determinano sull’intera popolazione coinvolta, conseguente ai danni e ai disagi che da essi ne derivano.

 

Tra i compiti di un servizio di agrometeorologia c’è anche, ovviamente quello di evidenziare con gli opportuni strumenti i fenomeni di anomalie meto-climatiche, tra cui rientrano, appunto, i periodi siccitosi.

 

A premessa, va precisato che, da un punto di vista meteorologico, per siccità si deve intendere, correttamente, una situazione di deficit pluviometrico temporaneo, relativo al periodo di tempo che viene considerato. Questo concetto è molto diverso rispetto a quello dell’aridità, che evidenzia invece situazioni di deficit pluviometrico permanente. Un esempio può servire al riguardo a chiarire i termini. Si consideri una località con una piovosità media (molto più correttamente rappresentata statisticamente per tale parametro dalla mediana, o 50° percentile) annua pari a 600 mm: intanto, non si è in presenza di clima arido, essendo questo termine, secondo molti climatologi, riservato ai territori con piovosità totale annua inferiore a 250 mm. Però, se in alcuni anni la piovosità totale della località che stiamo considerando scende al di sotto della media (es. 500 mm) già si potrebbe parlare di evento siccitoso. Si tratta poi, e questo è tuttora un argomento di discussione e confronto per molti studiosi, di adottare una opportuna soglia limite, al di sotto della quale uno scostamento negativo (cioè una riduzione) delle precipitazioni può essere considerato un vero fenomeno di siccità, cioè una situazione di reale anomalia che può quindi determinare evidenti conseguenze sull’ecosistema e in particolare sulle attività umane. E’ chiaro che proprio in funzione di quest’ultimo aspetto, cioè delle ricadute socio-economiche di tali fenomeni, vi possono essere diversi punti di vista che portano ad una interpretazione più o meno elastica delle anomalie. Quanto detto vale anche, ovviamente, se il periodo considerato è il mese, piuttosto che l’anno.

 

Fatte queste opportune puntualizzazioni, verranno ora presentate alcune elaborazioni cartografiche effettuate sulla nostra regione per gli ultimi nove mesi, attraverso dei confronti fra i valori di precipitazioni attuali e quelli medi (che per le precipitazioni, come già detto, sono per noi sempre valori mediani e in quest’accezione, anche in questo lavoro, verranno intesi) dell’ultimo trentennio climatico.

 

I confronti sono effettuati mediante gli scarti percentuali. Questi ultimi costituiscono uno dei possibili modi di rappresentare gli eventi siccitosi. Con tale metodo, gli scarti (cioè le differenze) di precipitazioni tra i valori correnti (dati meteorologici) e valori di riferimento (dati climatici, cioè medi trentennali) sono rapportati a 100, cioè agli stessi valori medi. In altri termini, fatto 100 il valore medio di una località, si rapporta ad esso lo scarto dei valori di precipitazioni tra il periodo corrente e il clima.

 

Si è iniziato dal mese di agosto 2001 in quanto, nelle nostre condizioni climatiche, a partire da tale mese, dopo il tipico e noto periodo di aridità estiva, riparte la fase di ripristino delle riserve idriche, a seguito delle precipitazioni autunnali, che sono normalmente tra le più abbondanti, o in molti casi le più abbondanti, dell’intero anno.

 

Lo scorso anno, invece, non è andata così. Infatti, a parte il mese di agosto, in cui in molte località si è andati al di sopra delle medie, da settembre in poi, con alti e bassi, la situazione è stata, soprattutto in molte aree dell’entroterra e in quelle sud-occidentali, largamente deficitaria. Ma andiamo con ordine verso considerazioni più dettagliate.

 

Nella prima carta, di sintesi, sono presentati gli scostamenti percentuali relativi all’intero periodo considerato (agosto - aprile).

 

Come si può vedere, in quasi tutta la regione si sono verificate riduzioni delle altezze di precipitazioni, anche se tale situazione risulta più marcata nelle aree nord-occidentali, sud-orientali e, soprattutto, meridionali dell’isola.

 

Tale carta è la risultante del confronto tra la carta dei valori meteorologici di precipitazioni cumulate nel periodo considerato (agosto 2001 – aprile 2002) e quella dei valori climatici trentennali per lo stesso periodo (secondo il metodo su accennato).

 

Come si può notare da queste due ultime elaborazioni cartografiche, il deficit pluviometrico delle aree interessate dalle più gravi manifestazioni della recente siccità può essere quantificato intorno ai 200-250 mm, con punte di 300 mm. Si noti infatti che, in molte delle suddette aree, a fronte dei 400-500 mm di precipitazioni che cadono normalmente lungo il corso del periodo considerato, sono caduti quest’anno solo 200-250 mm, o meno.

 

Passando ad analizzare le diverse situazioni mensili si nota che, mentre agosto 2001 è stato in genere più piovoso della media, da settembre inizia il vero periodo di crisi, che si aggrava poi fortemente nel mese di ottobre, quando si raggiungono, quasi ovunque, scarti negativi del 100%: sostanzialmente, assenza di piogge.

 

Tal situazione ha determinato gravi conseguenze soprattutto nel comparto zootecnico, che in genere, invece, si avvantaggia grandemente proprio degli apporti pluviometrici di settembre e ottobre, cui consegue nella nostra regione una tipica ripresa vegetativa autunnale delle specie vegetali foraggere.

 

Gli eventi piovosi di novembre e dicembre, d'altronde, hanno interessato solo la parte settentrionale dell’isola, lasciando inalterata la crisi presente nella restante parte del territorio regionale.

 

Tale situazione si è poi ancora protratta nei primi tre mesi dell’anno in corso, già a partire da gennaio, ma con maggiore gravità nei mesi di febbraio e marzo, soprattutto nelle aree occidentali e meridionali.

 

Decisamente in controtendenza, fortunatamente, la situazione dello scorso aprile, in cui si sono registrati quasi ovunque valori di precipitazioni ben al di sopra delle medie del periodo, che hanno, sia pure in parte, alleggerito la grave e palese crisi idrica.

 

Ciò, sta peraltro continuando nella prima metà del mese di maggio, anche se le attese e le speranze che gli agricoltori e l’intera popolazione della nostra regione ripongono sugli apporti meteorici del mese in corso devono purtroppo fare i conti con le scarse probabilità statistiche di recuperare un deficit molto alto, proprio perché decisamente lungo.